Associazione Araldi Madonna Addolorata


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Pellegrinaggio 1950

La storia

IL PELLEGRINAGGIO A ROMA NELL'ANNO SANTO 1950


A Tuscania si stava organizzando il pellegrinaggio a Roma per lucrare il Giubileo e gli Araldi decisero di portarci la loro Madonna.
Dapprima ci fu l'idea di effettuare il trasporto dell'Addolorata, da Tuscania a Roma, a piedi, ma per consiglio dei sacerdoti, giustamente preoccupati delle fatiche a cui gli Araldi sarebbero stati sottoposti e del cattivo tempo che si sarebbe potuto incontrare, fu stabilito di portare a Roma l'Immagine e la "macchina" con un automezzo; il percorso da Ponte Milvio a San Pietro, però, l'Addolorata l'avrebbe fatto sulle spalle degli Araldi.

Fu così che, all'alba del 4 ottobre 1950, posta l'Immagine su di un camion coperto, seguito da venti autobus che trasportavano oltre ottocento persone, si partì alla volta di Roma. Giunti a Roma, il camion con l'Immagine, sostò in una traversa della Cassia, in via Ronciglione, alla sommità della discesa che conduce a Ponte Milvio, dove si trova la chiesa della Gran Madre di Dio.
Qui, sistemata la "macchina" per il trionfale trasporto, l'Addolorata di Tuscania, preceduta dai Vigili Urbani motociclisti di Roma, tra gli applausi dei presenti, lo sbigottimento ammirato di quanti per la prima volta la vedevano, inizi la marcia verso San Pietro.
Sostenevano il trono sedici dei quarantotto Araldi, che per l'occasione indossavano la nuova divisa: pantaloni scuri e camicia bianca sulla quale spiccava un cuore trafitto.
Le campane della vicina chiesa della Gran Madre di Dio, intanto, suonavano a distesa.
Trionfale fu il cammino della Vergine: la gente sostava ai lati della strada ed ammirava applaudendo quella genuina espressione di fede e d'amore.
Gli Araldi si sottoposero a sforzi non comuni nell'abbassare continuamente e nel risollevare la "macchina", onde evitare i molti fili elettrici che attraversavano le vie, ma la loro lunga marcia fu ugualmente spedita.
Quando l'Addolorata fu visibile da piazza della Pigna, dove si erano radunati, ad attenderla, altre centinaia di Tuscanesi residenti a Roma, s'alzò vibrante una commossa ovazione: " VIVA MARIA..!" Poi si formò un interminabile corteo di Tuscanesi, che precedeva la Vergine, verso San Pietro: mentre i primi, che aprivano il corteo, entravano nella basilica, l'Addolorata, sulle spalle degli Araldi, era ancora sotto le mura di Castel Sant'Angelo.
Erano presenti: il Vicario di Tuscania, Mons. Copponi, il parroco Don Dario Nardi, Mons. Leopardo Venturini, Don Lidano Pasquali insieme ad altri sacerdoti e il sig. Francesco Sartori, facente funzione di Sindaco, con il glorioso gonfalone del comune di Tuscania.

Percorsa via della Conciliazione, attraversata piazza San Pietro, dove l'immagine fu oggetto di imprevedibili atti di omaggio da parte di Romani e di numerosi pellegrini stranieri, l'Addolorata di Tuscania entrava nel massimo tempio della cristianità.
Fu collocata nella cappella di destra, ai piedi della Pietà di Michelangelo; qui, mentre due gendarmi del Vaticano le facevano la guardia d'onore, restò per la venerazione dei fedeli fino a dopo l'udienza pontificia, che si svolse nel pomeriggio. E quando il Santo Padre Pio XII scese nella basilica per incontrare i numerosi pellegrini che vi si erano radunati, si soffermò a rendere omaggio all'Addolorata di Tuscania restandone ammirato.

Terminata l'udienza, mentre la piazza si gremiva di migliaia di persone e veniva illuminata per il sopraggiungere della sera, gli Araldi uscirono da San Pietro con l'Immagine, che fu accolta da un grande applauso.
Fermi sulla piazza, rivolti verso la finestra dell'appartamento papale, gli Araldi invocarono a gran voce il Papa; e quando la finestra si illuminò e la ieratica figura di Pio XII apparve ai fedeli, essi alzarono verso il cielo la pesante immagine, mentre il Papa, benedicendo, salutava.
Si riprese il cammino e, giunti presso la chiesa della Traspontina, in via della Conciliazione, l'Immagine venne tolta dal suo trono e nuovamente posta sul camion coperto per il ritorno a Tuscania.
Si giunse a notte inoltrata presso Santa Maria Maggiore, ad oltre un chilometro fuori Tuscania; gli Araldi ripresero a spalla il trono dell'Addolorata, che, illuminato da centinaia di luci, acquistò nella notte maggiore splendore.
Gli Araldi, giovani e anziani, sembravano insensibili alla fatica sopportata nell'intera giornata; la loro marcia era celere come se volessero anticipare l'incontro di Maria con gli oltre duemila Tuscanesi, che con ansia attendevano presso viale Trieste. Quando l'Immagine fu visibile alla moltitudine, si rinnovarono scene toccanti e commoventi. Tutte la campane delle chiese di Tuscania salutarono il ritorno della Vergine, suonando a distesa; e continuarono a suonare fin quando, seguita da tutto il popolo, la Madonna rientrò nella chiesa di San Giovanni.
Fu giornata indimenticabile quella, giornata colma di fede: tutti i Tuscanesi, nessuno escluso, si ritrovarono ai piedi della loro Regina che, unica Immagine, aveva attraversato Roma ed era stata venerata da un Pontefice, ai piedi della Pietà di Michelangelo.
I Tuscanesi residenti a Roma vollero contraccambiare la visita alla loro e nostra Addolorata e, per ricordare il memorabile incontro, donarono alla Vergine un cuore d'oro trafitto con sette spade, dentro il quale sono scritti su pergamena i nomi dei suoi figli oramai romani.
L'umile Immagine, giunta dalla Germania spoglia di doni, oggi possiede la corona d'oro offerta da Luigi Brannetti, il cuore d'oro, dono dei Tuscanesi residenti a Roma, una collana di perle purissime, varie catenine d'oro, un anello con brillanti... tutti doni di gente che ha ricevuto grazie dalla Madonna; inoltre
la croce pettorale del Vescovo di Osimo e Cingoli, Mons. Brizi, i ricchi veli e i preziosi vestiti, coi quali viene portata in processione, e centinaia di ex-voto.




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