Associazione Araldi Madonna Addolorata


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Innovazioni

La storia

LA NUOVA "MACCHINA" DEL 1945

Nel 1945 il popolo di Tuscania, riconoscente per lo scampato pericolo della guerra, volle donare alla Vergine Addolorata un nuovo, maestoso trono.
L'incarico per il progetto fu affidato all'architetto Mirri ed il lavoro fu realizzato nello stabilimento della ditta Moretti e magistralmente eseguito dall'intagliatore Mario Ranelli, coadiuvato dall'ebanista Francesco Mattei e da Astilio Scriboni per l'impianto elettrico.
Nello stesso anno, parroco don Dario Nardi, il popolo volle rivestire, con pregevoli marmi, la cappella dell'Addolorata.
Da allora la Vergine, sul suo nuovo trono ricoperto d'oro zecchino, pegno d'amore dei suoi figli, ha ripercorso le vie di Tuscania, rimasta incolume dalle tristezze e dalle atrocità della guerra.
La direzione degli Araldi, dopo la morte di Luigi Brannetti, fu assunta da Marcelliano Falleroni che, benché malato, volle fino all'estremo delle sue forze, seguire l'Addolorata nelle sue uscite annue. Morto Marcelliano Falleroni, l'incarico di dirigere gli Araldi fu preso da chi scrive queste memorie.

IL VESTITO DELL'ADDOLORATA DEL 1958
Realizzata la nuova "macchina", era necessario rinnovare il vestito che la Vergine SS. Addolorata indossava dal lontano 1858. Dopo 100 anni dal giorno in cui le clarisse del convento di clausura di S. Paolo avevano ricamato pregevole e preziosa stoffa nera, con ammirati ricami eseguiti con filo d'oro purissimo formanti fiori e steli, nel 1958, sempre da parte delle clarisse, si intraprese la lavorazione del nuovo, stupendo vestito.
Molte famiglie tuscanesi, in anni diversi, offrirono il velo nero, che ricopre il capo della Vergine e scende fino ai suoi piedi. Anche il campione di motociclismo Evaristo Scatolini fu tra i donatori di detto velo




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