Associazione Araldi Madonna Addolorata


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I tuscaniesi residenti a Roma e il dono

Eventi

I tuscaniesi residenti a Roma e il dono all'Addolorata - anno 1950
in un documento del Cav. Sabatini


La sacra Icona della Vergine Addolorata in pellegrinaggio da Tuscania a RomaNell’anno 1950, in occasione della celebrazione dell’Anno Santo, il Sommo Pontefice Pio XII espresse il desiderio di benedire le sacre icone che i cattolici del mondo intero avessero portato a Roma, centro della cristianità nella basilica di San Pietro. I cittadini di Tuscania accolsero con vivo entusiasmo l’invito del Papa, mossi da fervore religioso ed in pellegrinaggio portarono a Roma la venerata immagine della vergine Addolorata. Il lungo e composto corteo formatosi alle porte di Roma era preceduto dal Sindaco e dal gonfalone comunale di Tuscania. Percorso un breve tratto della via Cassia il corteo che seguiva l’icona della Vergine, assisa in atteggiamento di Madre Addolorata sul suo trono maestoso, si fermò nel piazzale di Ponte Milvio, salutata dal festoso scampanio che proveniva dal campanile della vicina chiesa dedicata alla Madre di Dio. Nella folla vi erano molti cittadini di Tuscania residenti a Roma che al richiamo del mistico pellegrinaggio si erano dati ivi convegno, provenienti da ogni parte della città. Il gruppo di persone che partì da Tuscania per seguire l’Addolorata in pellegrinaggio, diventò un lungo corteo, tanto lungo e folto da toccare le sue punte da Castel Sant’Angelo alla scalinata della basilica di San Pietro. A ponte Milvio, quarantotto araldi, che per l’eccezionale circostanza indossavano la divisa di gala, al comando del direttore Marcelliano Falleroni, formavano la scorta d’onore alla vergine. Sedici di essi sorreggevano il trono dell’Icona, mentre gli altri erano incaricati di dare il cambio ai compagni che portavano la macchina. Una squadra di vigili dell’Urbe su motociclette apriva il corteo. Durante tutto il percorso da Ponte Milvio a Piazza San Pietro una grande folla di Romani e di turisti alla vista di quell’edificante pellegrinaggio, applaudiva, agitava cappelli e fazzoletti. In quel mirabile giorno non mancarono toccanti episodi di pietà religiosa, come per esempio quello avvenuto a Piazza Cavour dove s’erano dati convegno moltissimi tuscanesi in attesa del corteo per unirsi ad esso. Da quel nutrito gruppo e dalle moltissime persone che casualmente si trovavano in quella piazza, all’apparire della Vergine si levò un coro altissimo di lode alla Madre di Dio. Commovente, al disopra di ogni immaginazione, fu il clamore e il reverente saluto alla Vergine, levatosi dalla folla assiepata in Piazza san Pietro e sotto il colonnato del Bernini. Il clamore festoso cessò quando la statua dell’Addolorata varcò la soglia della monumentale basilica per prendere posto nella cappella a destra del tempio, precisamente in quella ove si ammira il capolavoro giovanile di Michelangelo: la statua della Pietà. Nella stessa cappella il pomeriggio del medesimo giorno, il sommo Pontefice dopo la genuflessione e un breve atto di venerazione rivolto alla Vergine pellegrina, benedisse l’icona e i fedeli di Tuscania ivi presenti. Al tramonto, nel momento in cui in Piazza san Pietro calavano le prime ombre della sera, la statua della Vergine varcò la soglia della basilica sorretta dagli Araldi. Nello stesso istante il Papa invocato con incontenibile entusiasmo dalla marea di fedeli si affacciò alla finestra dall’alto del suo appartamento per salutare con le braccia aperte e per benedire. Su quell’immensa folla plaudente, l’immagine di Maria Addolorata fu sollevata benedicente anch’essa dal suo trono regale. Mentre i Tuscanesi si preparavano a riprendere il viaggio di ritorno nacque nei cittadini di Tuscania residenti a Roma il desiderio di testimoniare alla loro Madonna profonda devozione e amore con un dono ricordo da recare a Tuscania in grande pellegrinaggio. Fu subito costituito un comitato fra i Tuscanesi a Roma con a capo il Cav. Sabatini Giuseppe, coadiuvato dal concittadino Sig. Giacinto Giuseppe con l’incarico di segretario e dalle gentili signore Foschi Rosina, Guidozzi Dolores, Piccirilli Cencina. Tosi Regina, Sartori Renata. Lo scopo che doveva conseguire detto comitato era quello di reperire fra i Tuscanesi a Roma i fondi necessari per offrire poi alla Vergine un cuore d’oro, all’interno del quale sarebbe stata messa una piccola pergamena nella quale veniva ricordata la data di quel pellegrinaggio con i nomi di coloro che avessero contribuito con le offerte all’acquisto del dono ricordo. L’orafo scelto fu il romano Lecler, in Piazza Fiammetta che riuscì a fare una vera opera d’arte. Al fine di realizzare il comune desiderio, quello cioè di offrire l’omaggio alla Vergine, e poter compilare l’oggetto voluto, si rivelò preziosa l’opera di un congiunto di una concittadina il sig. Verdicchio. Questi, competente in materia, riuscì a reperire il materiale occorrente che fu poi consegnato all’orafo. Opera non molto facile in quel periodo se si tiene conto essere allora nell’immediato dopo guerra. Quando il prezioso lavoro dell’orafo fu compiuto, si volle esporre sulla vetrina del presidente il comitato romano, Cav. Sabatini, in Via Salaria, all’ammirazione dei passanti e all’espressione di ammirazione dei suoi clienti. Successivamente il cuore venne portato in casa di un’altra componente il comitato, Signorina Piccirilli Cencina, in Via Col di Lana, ove fu visitato e ammirato da tutta la colonia tuscanese. Altro concittadino che collaborò in modo veramente encomiabile per la riuscita spirituale dell’opera, fu il sig, Visicchio, impiegato presso il Vaticano. Egli riuscì ad ottenere l’ambita concessione di far ammettere il cav. Sabatini e il sig. Giacinti alla particolare udienza del Santo Padre il quale benedisse il prezioso omaggio destinato alla Vergine. Ciò avveniva il 4 dicembre del medesimo anno giubilare. Il successivo giorno, 5 dicembre, una colonna di autobus gremiti di cittadini tescanesi tutti residenti a Roma si mosse alla volta di Tuscania per deporre il prezioso cuore sul petto dell’Addolorata. Erano circa trecento le persone che parteciparono a quel pellegrinaggio, accolte al loro arrivo dalle autorità religiose e civili, da una folla enorme di concittadini e dalle note allegre della banda, diretta da Raffaele Eusepi. Sulla piazza del Municipio, il corteo preceduto da un gruppo di fanciulle vestite di bianco si diresse verso la chiesa parrocchiale di san Giovanni. La statua della Madonna era sulla soglia della chiesa. In quel luogo il cav. Sabatini prese dalle mani delle fanciulle il cuore d’oro e la catenina confezionata dal metallo residuato dalla lavorazione del cuore e consegnò il prezioso omaggio al Vicario mons.Copponi il quale pronunciò parole commosse di devozione. Con gesto toccante il Vicario appese poi il cuore sul petto della Madonna e pose nelle sue mani la catenina. In quel momento tutto il popolo levò un forte grido:
“Viva Maria!.” La celebrazione della Santa messa chiuse la festa in onore dell’Addolorata. Il Cav. Sabatini consegnò a Mons. Copponi anche la somma di 15.000 lire raccolte per l’omaggio alla Vergine. Quella somma fu poi devoluta per l’ospizio dei poveri del Comune. A coronamento della festa, nel pomeriggio Tuscania fu onorata dalla visita di sua Ecc. Mons. Gasbarri.




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