Associazione Araldi Madonna Addolorata


Vai ai contenuti

5 novembre 1922

Incoronazione 1923 > Tappe incoronazione

5 novembre 1922
 
E la sera del 5 novembre 1922 quasi tutti si radunarono nella sala del sig. Luigi Brannetti ed io, esordendo con l’apologo di Menenio Agrippa, feci loro le seguenti dichiarazioni e le richieste spiegazioni, che trascrivo quali l’avevo notate per precisione di frasi e perché niente sfuggisse.
Noi siamo un corpo e tutte le parti vivono d’una stessa vita, quantunque non tutte possono fare le stesse cose (soddisfare alle stesse funzioni).
Per questo il Comitato, che è uno, si è dovuto necessariamente sezionare.
 Una parte è così chiamata:
Comitato Direttivo che è quello che dà l’indirizzo e pensa a sbrigare le faccende, specialmente fuori città (Non è dunque Comitato d’onore, perché è tutt’altro che inoperoso)
L’altra parte si è chiamata Comitato Esecutivo e si occupa di quelle cose alle quali il Comitato Direttivo non può arrivare o per le quali non è competente.
Non sta alle dipendenze del Comitato Direttivo, ma lavora insieme. Dunque il Comitato è uno, soltanto di nome differente, per non creare confusione e dividere il lavoro.
 
Ed ora spiegazioni:
I° - Direzione dell’Autorità ecclesiastica che vuol dire?
Vuol dire che, trattandosi di cosa esclusivamente di chiesa, non può dipendere se non da persone ecclesiastiche. Per fare un esempio: un’impresa di strade l’avrà un ingegnere; un’officina la dirigerà un meccanico ecc.; un’incoronazione di una statua sacra sarà competenza dell’Autorità ecclesiastica, senza la quale nessun Comitato potrebbe sussistere per tale scopo.
Dunque direzione, nel caso nostro, non significa dipendenza, essere al servizio, ma agire col permesso dell’Autorità ecclesiastica e insieme ad essa.
 
II° - La cooperazione.
In un Comitato, unico di fatto e solo diviso di nome, nessuno può essere libero di disporre, anche in parte, dei festeggiamenti, perché il Comitato agisce come una persona sola. Perciò nelle adunanze, che si faranno per stabilire il programma delle feste e per deliberare su altre cose di indole generale, cioè che riguarderanno tutti, avranno il diritto e verranno invitati (e spero che nessuno mancherà) tutti i membri del Comitato, i quali potranno esporre i loro pareri, dei quali si terrà sempre conto, specialmente se saranno sostenuti dalla maggioranza.
Conflitti non ne avremo, perché desideriamo tutti che le feste riescano sontuosissime, quindi, salvato che sia il principale, per il resto (feste popolari) non ci sono difficoltà.
Nelle adunanze, se si tratterà di cose religiose, credo che a voi poco interesserà di votare, in ogni caso verrà sempre chiesto il vostro parere e tenuto conto dei vostri consigli.
Per ciò che riguarda i festeggiamenti popolari, se per caso dovessero sorgere delle difficoltà, si starà al parere della maggioranza, richiesto per voto.
 
III° - Quanto al programma, questo si stabilirà quando potremo darci una regolata con le sottoscrizioni.
Per ora sappiate che le feste religiose si procurerà che siano solennissime e che non verranno trascurate affatto le feste civili nella misura che consentirà l’incasso.
 
IV° - Prima bisogna salvare ciò che è essenziale:
a) la corona;
b) il personale.         
Alla prima c’è chi ci pensa (il sig. Brannetti Luigi); il secondo sarà pensiero nostro non lasciare desiderare di meglio.
 
Intanto potete promettere al popolo una settimana di preparazione, un triduo di preghiere, paramenti, luminarie, cantori, concerti, corse, premi ai cittadini, ecc.
       
Durante la lettura e la spiegazione non mancarono commenti vivaci che a volte fecero temere impossibile un accordo, e in modo speciale fu impugnata la duplicità del Comitato, sia pure nominale.
 
- Il Comitato – dissero – deve essere uno solo. Noi lavoreremo, gli altri faranno quel che potranno, ma vogliamo essere tenuti allo stesso livello.
 E siccome nessuna ragione valse a farli rimuovere dal loro pensiero, perché alcuni di essi erano stati messi da parte quando, costituito il Comitato, per il momento quelli che vi avevano lavorato furono i meno apprezzati, stavolta temevano uguale sorte, risposi che avrei riferito e che avevo buone speranze di venire all’unione dei due Comitati, data l’indole conciliativa dei membri del Comitato Direttivo e la nessuna intenzione d’arrogarsi il merito della cosa.
 




Torna ai contenuti | Torna al menu