Associazione Araldi Madonna Addolorata


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4 luglio 1923

Incoronazione 1923 > Tappe incoronazione

4 luglio 1923
 
Le cose erano andate troppo male per lasciare tranquilli i volenterosi di pace e di accordo.
La mattina dopo esposi a mons. Vicario un progetto conciliativo: pontificale al Duomo, poi nel pomeriggio processione solenne fino a Piazza del Plebiscito; incoronazione e proseguimento della processione; in questo modo venivano evitate le troppe processioni e al ritorno il pontificale sarebbe stato impossibile, dopo una processione affollatissima.
Si dichiarò disposto a favorirlo se consentissero gli altri preti e ci fosse l’approvazione del vescovo.
Cupelli e Carletti non lo sostennero, soprattutto perché mezza processione verrebbe fatta con la Madonna non incoronata e perché non c’era bisogno di cedere.
Comunque fu concordata per la sera una riunione del Clero e intanto io fui incaricato di telefonare a Viterbo per sentire se c’era il Vescovo dal quale mi sarei recato la mattina seguente per esporgli il caso nostro.
Mentre ero nella sala d’aspetto dell’ufficio del telefono, venni invitato da Vitali a salire in Municipio, dove erano radunati Sartori, Porzi, Perugini, Salta, Amici, Vitali e Brannetti, che era venuto in seguito ad una lettera di Vitali. Questi presentò il progetto identico al mio. Io feci osservare il lato debole, però mi mostrai propenso a farlo approvare.
Amici propose l’incoronazione in Piazza con i vespri la sera avanti a San Giovanni.
Si ritornò sulle difficoltà e sulle risposte della sera precedente, ma balenò un filo di speranza di accordo.
Alle 18 tutti i sacerdoti: Copponi, Onofri, Carletti, Sartori, Farrocchi, Brizi, Cupelli si radunarono in Seminario. Arieti, occupato con le confessioni, approvò poi i deliberata.
Fu stabilito che nell’adunanza dei dissidenti, (chiamiamoli così strilloni, come dice Vitali), che si sarebbe tenuta alle 21 nella casa di Brannetti, io avrei presentato il seguente memoriale con tutte le ragioni possibili.

“Il Clero è animato da ottime intenzioni e a nessuno più che a lui sta a cuore la buona riuscita della festa, però in qualsiasi progetto c’è un lato debole; né il Vicario, né il Clero se la sentono di assumersi la responsabilità, quella responsabilità che nel caso presente ricadrebbe sul Clero unicamente, tanto più che la cerimonia si svolge non solo alla presenza del popolo di Tuscania, che potrebbe chiudere gli occhi, ma alla presenza di forestieri, di seminaristi, di Vescovi e del Cardinale, competentissimi ecc.ecc.
1° - Al progetto di stamane (partenza dal Duomo, incoronazione in Piazza del Comune e ritorno, manca di serietà e solo per metà della città passerebbe la Madonna incoronata) la critica fu fatta anche da persone intellettuali.
2° - Vespri a San Giovanni – incoronazione la mattina seguente in Piazza, poi processione al Duomo – Pontificale. Gli inconvenienti sono come quelli del punto precedente. Incomodo per l’ora, sconveniente per tenere occupato il Cardinale – quattro ore – gravi imbarazzi per le confessioni e confusione in cattedrale per l’affluenza disordinatissima del popolo, che segue la processione e la guarda. Impossibilità di preparare il pontificale, essendo tanto il disordine per mettere la macchina al posto.
3° - Duomo – Offre maggiori garanzie per gli impicci in caso di pioggia. Le funzioni potrebbero svolgersi con calma e la piazza nel pomeriggio occuparsi gradatamente. La processione si svolgerebbe con ordine, partendo dal lato della cattedrale e percorrerebbe così tutto il paese. La piazza, misurata di nuovo, offre garanzie per circa 4.000 persone.
Alla sera, per quanto si voleva essere calmi, i nervi non stavano a posto, tanto che appena cominciata l’adunanza e la discussione, si ritornò sugli argomenti di ieri sera; il memoriale non fu letto che a sbalzi e non mancarono vivaci dibattiti; specialmente il sig. Porzi, che sosteneva aver noi agito per partito preso e perché volevamo imporci e col cav. Eusepi, che si ostinava a sostenere che sarebbero state presenti 6ooo persone.
Lascio da parte le critiche personali di Tessidio Sposetti, il quale, more solito, lasciò la sala. Non valsero le parole conciliative del sig. Brannetti, di Vitali e di altri; non si concluse nulla e l’adunanza si sciolse coi tristi prevedibili effetti di un temporale; era troppo satura l’aria e l’amor proprio ebbe il sopravvento.
La sera stessa e i giorni seguenti fu un indegno spargersi di calunnie e di menzogne che turbarono un poco l’opinione dei cittadini e fecero anche vacillare la loro fiducia nel Comitato. Tutto si interpretò sinistramente, tutti furono trascinati in Piazza, persone e opinioni e non mancarono parole ed espressioni irriverenti a riguardo dell’autorità ecclesiastica.
I più assennati e i meno violenti tentarono opera di pacificazione e di conciliazione, tanto che la sera del 5 fu concordata una nuova adunanza fra di loro, alla quale io non fui invitato. Intesi dalle finestre del seminario le grida di Porzi e di altri e quelli del sig. Brannetti, che fu il principale bersaglio. Seppi poi che si era tentato di trarlo a una scissione, ma il valentuomo non si lasciò cogliere al riccio, prendendosi non poche male parole. La seduta durò mezz’ora. I dissidenti non facevano più misteri e da quella sera in poi si vide la necessità di qualche rimedio.
Fermi nella risoluzione presa e convinti della superiorità del nostro progetto, che era l’unico che poteva eseguirsi con decoro, si stabilì di non recedere dinanzi a qualunque decisione, fosse pure uno scioglimento del Comitato.
L’opera di accomodamento continuò e in privato non poche opinioni furono raddrizzate. Visto però che il malcontento di pochi e la loro lingua non cessava di seminare il male, la direzione, d’accordo con i sigg. Brannetti e Vitali (in rappresentanza della maggioranza del Comitato strilloni) venne nella determinazione di proporre un ultimatum per mezzo del quale venissero così a mettersi fuori gli irriducibili.
 
Il 9 luglio fu diramato a tutti i membri del Comitato strilloni la seguente circolare, scritta però per chi aveva la coda infarinata, si capisce!
 
 
                                                                                           Tuscania 9 luglio
Ill.mo signore,
la Presidenza del Comitato, considerata la scorrettezza di alcuni membri, i quali, in seguito all’ultima seduta generale, hanno iniziata una imprudente e vergognosa divulgazione di falsi apprezzamenti e ingiuste calunnie;
vista l’inutilità dei molteplici tentativi per venire con essi a ragionevole accordo,
per lo spirito di conciliazione da cui è animata e non volendo prendere provvedimenti di epurazione, che ridonderebbero a tutta vergogna dei membri denigratori;
rende noto l’ultimo e definitivo progetto delle feste religiose che si svolgeranno come segue:
 
venerdì  vespri pontificali
sabato
mattina comunione generale (donne)
                      pontificale vescovile
pomeriggio      solenne incoronazione nella Piazza del Duomo, processione e benedizione.
domenica
mattina comunione generale (uomini)
solenne pontificale cardinalizio
lunedì
  mattina pontificale vescovile
sera processione di ritorno a San Giovanni
 
Osservato che tale progetto è l’unico che salvi il decoro dell’augusta cerimonia e salvaguardi la dignità del clero, che ha l’esclusiva responsabilità in materia religiosa, la S. V. è pregata di mandare la sua adesione a detto progetto dentro martedì, 1° luglio p.v; diversamente verrà considerata come dimissionaria con l’obbligo conseguente di rimettere a questa presidenza il registro delle sottoscrizioni che le fu affidato.
Con la stima che tanto le serbo e le serberò qualunque sarà la decisione della S.V. mi è grato professarmi come per il passato

                                                                                  per la Presidenza
                   don Domenico Brizi.
 
 
Alla circolare era unito un mezzo foglio da firmarsi che diceva così:
 
Il sottoscritto, presa visione della circolare del 9 corr. aderisce pienamente, disposto a continuare nell’opera col primitivo spirito di solidarietà, di sacrificio e di devozione verso la Vergine Addolorata.
                                                                                          (firma del sottoscritto)
 
 
 
Nella giornata del 9 risposero quasi tutti. La mattina giunse la lettera del cav. Eusepi, che mandava i fogli della sottoscrizione, motivando la sua rinuncia col fatto che, non potendo la piazza contenere il popolo, non poteva aderire al progetto.
Sposetti Tessidio non volle ricevere la circolare.
Sposetti Valerio rispose negativamente “perché siete troppo assolutisti”
Non risposero Porzi, Massera, Pietrini.
Gli altri o avevano aderito a voce o mandarono il foglio sottoscritto.
In conclusione rimasero fuori: Porzi, Massera, i due Sposetti, che erano stati coloro che avevano sparlato. Pietrini ed Eusepi, per diversità di opinioni.
La circolare, si dice, che scottò e fu mandata anche a Viterbo per vedere se ci fosse elemento di criminalità (!).
Dopo questo atto si attese che sbollissero i vapori e che il popolo tornasse ai primitivi sentimenti.
Il popolo per modo di dire e così la parte di piazza. Intanto parlai col cav. Eusepi e con Porzi con la speranza di chiarire qualche punto di cose, delicato, dette e sentite. (Col primo fu facile, con l’altro fu inutile ogni ragionamento. I rimanenti furono lasciati perdere.)
Durante questo periodo si svolse molta parte di corrispondenza, sia con la ditta Castani per la paratura; sia con la ditta Tornelli per l’illuminazione della facciata del Duomo.
L’11 luglio ebbi il preventivo del sig.Castani. Dopo qualche giorno (16 luglio) vi fu un’adunanza d’intesa fra alcuni sacerdoti e alcuni membri dell’altro Comitato. Fu tenuta in casa del sig. Brannetti. Vi intervennero mons. Copponi, Cupelli, Sartori ed io. Degli altri, Brannetti, Nardi, Vitali, Salta, Perugini, Fransesini, Franceschini.
Fu letto il preventitvo del sig. Sartori e fu buttato giù un preventivo generale delle spese come segue:
 
Chiesa Illuminazione e paratura L. 3.500
Cantori                                                        L. 3.000
Predicatori                                                        L. 500
Viaggi (seminaristi, Vescovo, cardinale) L. 1.000
Illuminazione Macchina                               L. 1.000
Imprevisti                                                    L. 1.000
Fotografia                                                               L. 500
Decreti                                                               L. 500
 Totale                                                   L. 11.000
 
N.B. Non ci sono compresi i viaggi del paratore e il vitto.
 
Banda                                                          L. 7.000
Corse (due)                                          L. 2.500
Fuochi artificiali                                      L. 3.500
Manifesti                                                      L. 200
Palloni                                                  L. 300
Si formulò poi una specie di programma generale
 
Venerdì    Vespri – Funzione
sabato       Pontificale Cardinalizio
pomeriggio         Incoronazione
                            Processione
                            Trattenimento musicale
domenica             Pontificale Cardinalizio
pomeriggio          Trattenimento
                            Tombola
                            Fuochi
lunedì                  Pontificale
pomeriggio          Trattenimento musicale
                             Corsa
                             Processione di notte
martedì                 Messa cantata a San Giovanni
                             Corsa
                             Tombola (?)

Lo spostamento dell’incoronazione dalla domenica al sabato era già stata determinata in precedenza, perché le malelingue avevano istigato i confratelli della Congregazione della Carità e dell'orfanatrofio, a beneficio dei quali andrebbe la tombola. Infatti se la tombola si fosse fatta il lunedì, non ci sarebbe stata l'affluenza della domenica (cosa che non si sarebbe potuta fare perché non c'era l'incoronazione)
Così anche quest’altro appiglio delle malelingue fu sfasato ed essi a poco a poco perdettero terreno.
Fu nella circostanza di questa riunione che fu riaffacciata la proposta di riammissione del cav. Eusepi che con me si era dimostrato disposto a rivedere le ragioni di prima, perché forse aveva notato la troppa fretta della sua risposta. Fu tentennato un po' per non riaprire la strada agli altri, ma poi, visto il suo contegno correttissimo passato ed il motivo speciale della sua rinuncia, fummo ben lieti di poterlo riammettere.
Il 17 scrissi al dott. Savinelli che il 21 mi annunciò la sua prossima venuta per un sopralluogo, che però non si effettuò che il 29 agosto.
 




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